Noi sappiamo che la geopolitica influenza in modo costante e con prepotenza il mondo degli investimenti. Questo accade anche con le obbligazioni attraverso tre canali fondamentali: i tassi d’interesse con relativa inflazione, i flussi di capitale in fuga verso investimenti sicuri e il rischio di credito sovrano.
In questo scenario si registra una dinamica interessante per il portafoglio dell’investitore: l’obbligazione non viene vista solo come un tradizionale bene rifugio e torna a essere uno strumento centrale per generare rendimento reale.
Anche di fronte a una maggiore volatilità. I rendimenti sono in aumento: negli Stati Uniti, il Treasury decennale si colloca al 4,80%, il trentennale viaggia nell’area del 5,27%. Il biennale sul 4,37%. Il Bund tedesco decennale si posiziona vicino al 3,4%: il mercato esige una remunerazione elevata per fermare il capitale sulle scadenze lunghe. Ma a prescindere da questi dati (qui trovi la fonte), quali sono le regole di base da seguire per investire in obbligazioni in un contesto geopolitico instabile?
🔽 Indice dei contenuti
Gestire la duration: la brevità è la prima forma di difesa
Una delle regole fondamentali per chi investe in obbligazioni in una situazione geopolitica instabile è la gestione della duration. Ovvero, la sensibilità del prezzo di un titolo alle variazioni dei tassi d’interesse. È vero che le obbligazioni che si fermano per molto tempo dovrebbero rendere di più ma bisogna mitigare il rischio.
Quando i mercati sono instabili a causa delle guerre, sanzioni o crisi sulle materie prime – tutte situazioni che oggi viviamo su diversi fronti – le scadenze a 20 o 30 anni diventano vulnerabili. In un contesto instabile, bloccare il capitale su orizzonti decennali richiede un premio per il rischio molto alto ma espone l’investitore a forti oscillazioni di prezzo. Come risolvere questa incertezza endemica?
Concentrando l’investimento obbligazionario su titoli che offrono scadenze brevi o medio-brevi (indicativamente tra 1 e 5 anni) con rendimenti cedolari interessanti e immediati ma anche una minore sensibilità ai tassi.
Diversificazione geografica e valutaria prudente
Troppo spesso siamo portati a considerare una crisi energetica o uno snodo complesso nello scenario belligerante locale come passaggi globali. In realtà non è così: le crisi geopolitiche non colpiscono tutti i paesi con un’intensità allineata.
Un’escalation nel Medio Oriente o nell’Europa orientale può penalizzare le economie europee, incidendo meno su mercati come quello statunitense.
Così arriviamo alla seconda regola per ottenere un portafoglio obbligazionario difensivo: dobbiamo superare l’Home Bias. Ovvero, la distorsione cognitiva che ci porta a dare maggior fiducia ai titoli del proprio paese anche di fronte a condizioni esterne che ci descrivono uno scenario differente.
Affidare tutto il capitale a un singolo emittente statale non è saggio perché espone il portafoglio alle evoluzioni politiche e fiscali di quel governo. A livello europeo conviene sempre diversificare tra titoli core, periferici e sovranazionali – tipo bund tedeschi, BTP italiani e titoli emessi dalla BEI – ma è sempre utile valutare anche l’uscita dai confini dell’Eurozona per sfruttare rendimenti interessanti.
Come quelli degli US Treasuries americani. In una situazione di crisi globale, il dollaro degli Stati Uniti tende a rafforzarsi agendo da valuta rifugio. Ma se dovesse svalutarsi, rispetto all’euro, potrebbe intaccare il rendimento delle cedole. Ovviamente, anche in questi casi bisogna muoversi con cautela e bilanciando bene gli investimenti in relazione a obiettivi e propensione al rischio.
Monitorare il rischio di credito: quality first
La geopolitica destabilizza i mercati? Nel nostro momento storico sì e dobbiamo sapere che non tutti i debitori affrontano la situazione con la stessa forza. I venti di guerra internazionali possono rallentare la crescita economica.
E hanno anche la capacità di far impennare i costi di finanziamento ed erodere i margini aziendali o la resistenza dei conti pubblici. Magari proprio dei paesi sui quali hai investito acquistando obbligazioni.
Ecco perché la terza regola essenziale per realizzare un portafoglio obbligazionario difensivo è chiara: bisogna mettere al centro del proprio lavoro di investimento e diversificazione del portafoglio la qualità del credito, evitando di cadere nella tentazione dei rendimenti troppo generosi. Meglio riservare la quota maggioritaria dell’investimento ai titoli noti come Investment Grade, con rating da AAA a BBB- secondo le principali agenzie di valutazione (S&P, Moody’s, Fitch).
Stiamo parlando delle emissioni di stati sovrani solidi o di grandi aziende multinazionali con bilanci robusti e cash flow stabili che hanno una tenuta notevole anche nelle fasi di contrazione economica o di forte instabilità degli scenari internazionali. Obbligazioni avventurose offrono cedole molto interessanti per compensare un rischio di default elevato: sembrano un’ottima opportunità per far fruttare il capitale in tempi rapidi ma la priorità è la preservazione del capitale.
I titoli high yield non vanno per forza azzerati, ma devono essere gestiti come una componente tattica e rischiosa che non dovrebbe superare una quota marginale dell’investimento.
Proteggersi dalle fiammate inflazionistiche
Una delle conseguenze visibili e temute rispetto alle evoluzioni imprevedibili della geopolitica è l’aumento dei prezzi. Ovvero, l’inflazione. Tutto questo può essere collegato a blocchi nei canali di navigazione commerciali, tipo quello di Hormuz, sanzioni sulle esportazioni e dazi di caratura draconiana o di conflitti in regioni ricche di materie prime.
In ogni caso il risultato è quasi sempre lo stesso: il costo dell’energia aumenta e quello dei beni di consumo sale. Scegliamo in obbligazioni tradizionali a tasso fisso? Questa condizione di inflazione galoppante è il nemico più complesso, perché erode il potere d’acquisto delle cedole incassate. Per disinnescare questo rischio, la quarta regola da seguire è chiara.
Bisogna aggiungere nel portafoglio una quota di obbligazioni indicizzate all’inflazione. Stiamo parlando degli inflation-linked bond che offrono una protezione sia sul capitale rimborsato a scadenza sia sul valore delle cedole, aggiustando i flussi periodici all’andamento del costo della vita. Una soluzione interessante può essere il BTP Italia: titoli emessi dal Tesoro italiano e collegati all’inflazione nazionale o dell’Eurozona che lasciano cedole semestrali definite in base all’indice dei prezzi al consumo.