Rendimenti più elevati rispetto ai Paesi sviluppati, miglioramento dei fondamentali in diverse aree e un ciclo dei tassi in fase avanzata hanno riportato l’attenzione sui bond dei mercati emergenti. Per investitori italiani in cerca di diversificazione e cedole reali positive, questa asset class offre opportunità interessanti ma richiede selezione rigorosa, consapevolezza dei rischi e un approccio coerente con il profilo di rischio.
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Che cosa sono i bond dei mercati emergenti e come funzionano
I bond dei mercati emergenti sono emissioni obbligazionarie di governi, agenzie sovrane e società con sede in economie in via di sviluppo. Si distinguono in due grandi famiglie: titoli in valuta forte – tipicamente dollari USA o euro – e titoli in valuta locale. I primi espongono soprattutto al rischio di credito dell’emittente, i secondi aggiungono il rischio cambio. A livello di indici di riferimento, i più seguiti sono il JPMorgan EMBI Global (debito sovrano in valuta forte), il JPMorgan GBI-EM (debito sovrano in valuta locale) e il JPMorgan CEMBI (debito corporate in valuta forte).
Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, le economie emergenti hanno registrato una crescita intorno al 4-4,5 percento nel 2023-2024, contro l’1-2 percento delle economie avanzate, con inflazione in graduale rientro rispetto ai picchi del 2022 – World Economic Outlook, FMI. Questo differenziale di crescita sostiene la capacità di rimborso nel medio periodo, pur con differenze marcate tra Paesi.
Hard currency vs valuta locale: differenze chiave
- Valuta forte: rendimento composto da tasso privo di rischio USA o euro più lo spread di credito. Rischio cambio ridotto per l’investitore in USD o EUR, ma elevata sensibilità ai tassi globali e alla forza del dollaro.
- Valuta locale: rendimento legato ai tassi domestici e all’andamento della valuta emergente. Potenziale extra-rendimento in fasi di rafforzamento delle divise locali, rischio elevato quando il dollaro si apprezza o la fiducia cala.
- Composizione e rating: il segmento hard currency include sia Investment Grade sia High Yield, con duration in genere intermedia; il segmento locale tende a essere più investment grade a livello sovrano, ma con volatilità dovuta al cambio.
Dove si concentra l’universo investibile
L’universo emergente è ampio e diversificato. In America Latina spiccano Brasile, Messico, Colombia e Cile; in Asia emergente Indonesia, Malesia e Filippine; in Europa emergente Polonia, Ungheria e Romania; in Africa e Medio Oriente Sudafrica, Egitto, Arabia Saudita e paesi del Golfo. Sul fronte corporate, l’offerta si concentra nei settori energia, materie prime, telecomunicazioni, banche e utility.
La copertura geografica e settoriale risulta quindi estesa, ma la qualità e la liquidità non sono omogenee. Emittenti sovrani large cap con emissioni benchmark in dollari presentano mercati secondari più profondi, mentre i titoli frontier o le emissioni corporate di dimensioni ridotte possono avere spread ampi e book meno liquidi.
Dimensioni e liquidità del mercato
I dati della Banca dei Regolamenti Internazionali indicano che il mercato del debito in valuta locale nei Paesi emergenti è cresciuto in modo strutturale nell’ultimo decennio, favorito dallo sviluppo delle basi investitori domestiche. Le emissioni in dollari ed euro restano un canale cruciale per i sovrani e le società che desiderano accedere a una platea globale di investitori – BIS, Quarterly Review. La liquidità è buona sulle emissioni benchmark, ma può deteriorarsi nelle fasi di stress, con allargamenti rapidi degli spread.
Perché oggi attirano interesse
Il ciclo di rialzi dei tassi iniziato tra il 2021 e il 2022 ha portato i rendimenti nominali dei bond emergenti su livelli non visti da anni. Alcune banche centrali latinoamericane hanno avviato i tagli già nel 2023, dopo strette precoci e aggressive, creando condizioni per un progressivo allentamento anche in altri Paesi, a fronte di inflazione in calo. La combinazione di cedole elevate e potenziale compressione degli spread in scenari di minore volatilità globale è uno dei driver dell’interesse.
Resta centrale la traiettoria dei tassi USA e del dollaro. Una pausa prolungata o un ciclo di riduzione moderato della Federal Reserve alleggerisce la pressione su molte valute emergenti e sostiene il segmento in valuta locale. Al contrario, fasi di dollaro forte e rendimenti USA in rialzo tendono a penalizzare soprattutto emittenti con bisogni di rifinanziamento estero.
Valutazioni e spread
Gli indicatori di mercato segnalano valutazioni in area storica intermedia. Lo spread dell’indice JPMorgan EMBI Global Diversified si è mosso in un corridoio approssimativo 350-500 punti base tra 2023 e 2024, con rendimenti a scadenza medi su livelli elevati rispetto al periodo 2015-2021 – dati JPMorgan e Bloomberg. L’universo corporate emergente in valuta forte, rappresentato dal CEMBI, mostra una dispersione significativa tra investment grade e high yield, con premi al rischio più alti nei settori ciclici e nelle aree con conti esterni fragili.
Rischi principali e come gestirli
La maggiore cedola non è gratuita. Volatilità macro, shock politici, movimenti bruschi del dollaro e rischi di rifinanziamento possono incidere in modo rilevante sui prezzi. Alcuni Paesi hanno avviato o completato ristrutturazioni del debito negli ultimi anni – tra cui Zambia, Ghana e Sri Lanka – ricordando che il rischio sovrano resta concreto in fasce high yield – dati FMI e comunicazioni dei rispettivi Ministeri del Tesoro.
Leve di mitigazione
- Diversificazione: ridurre l’esposizione a singoli Paesi e settori, distribuendo tra America Latina, Asia ed Europa emergente.
- Qualità del credito: per il core di portafoglio, privilegiare emittenti investment grade o sovrani con fondamentali in miglioramento, lasciando al margine la quota high yield.
- Gestione della duration: in fasi di incertezza sui tassi globali, mantenere una duration intermedia o modulare con strumenti flessibili.
- Rischio cambio: valutare classi di fondi con copertura in euro per l’esposizione in valuta locale, sapendo che la copertura ha un costo e può ridurre la diversificazione.
- Liquidità: preferire emissioni benchmark e strumenti con volumi significativi; pianificare orizzonti temporali coerenti con la volatilità dell’asset class.
- Analisi ESG e governance: attenzione a trasparenza fiscale, stabilità istituzionale e qualità delle politiche monetarie e fiscali, fattori che incidono su spread e resilienza.
Come investire da investitore italiano
Le strade operative sono tre: acquisto di singoli titoli, fondi attivi e ETF UCITS. L’acquisto diretto di obbligazioni in euro o dollari consente controllo su scadenze e cedole, ma comporta rischio di concentrazione e oneri di selezione e monitoraggio. Fondi ed ETF offrono diversificazione immediata, costi dichiarati e accesso a segmenti difficili da replicare con titoli singoli.
La scelta tra valuta forte e locale dipende dagli obiettivi. Chi desidera contenere la volatilità valutaria guarda a fondi in hard currency o a classi con copertura in euro dei portafogli in valuta locale. Chi ricerca rendimento potenziale più elevato nel medio periodo può accettare una quota in valuta locale, consapevole del rischio cambio. L’universo comprende prodotti a distribuzione e ad accumulazione, con TER e tracking difference variabili.
Costruire un’allocazione coerente
- Dimensionamento: per molti portafogli bilanciati, un’allocazione di lavoro nell’ordine del 5-15 percento della componente obbligazionaria può rappresentare un punto di partenza prudente, da adattare al profilo di rischio.
- Mix: combinare una quota core di sovrani investment grade in valuta forte con una componente satellite in valuta locale o high yield, gestita tramite fondi attivi.
- Ribilanciamento: fissare soglie di ribilanciamento periodiche per contenere il rischio di deriva del portafoglio durante fasi di forte rally o di drawdown.
- Fiscalità: i proventi da obbligazioni estere e da OICR sono generalmente tassati al 26 percento in Italia, mentre i titoli di Stato italiani e di Paesi white list godono dell’aliquota del 12,5 percento. Regole e adempimenti possono cambiare – verificare con il consulente fiscale e le comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate.
Punti chiave per orientare le scelte
L’asset class dei bond dei mercati emergenti riflette un equilibrio tra opportunità e rischi. I rendimenti partono da livelli storicamente interessanti dopo un triennio di rialzi dei tassi, con segnali di disinflazione in diverse aree e un differenziale di crescita a favore degli emergenti – FMI, WEO. Le valutazioni, misurate dagli spread, si collocano in un intorno delle medie di lungo periodo – dati JPMorgan e Bloomberg – lasciando spazio a selezione e gestione attiva.
- Rendimento: cedole elevate e potenziale di compressione degli spread in scenari di stabilizzazione macro.
- Rischio: sensibilità a tassi USA, dollaro, politica domestica e liquidità; rischio di credito non trascurabile sui titoli high yield.
- Diversificazione: bassa correlazione di lungo termine con alcune asset class sviluppate, utile per portafogli multi-asset.
- Strumenti: preferenza per fondi ed ETF per ottenere ampia diversificazione e accesso a mercati meno liquidi.
- Disciplina: dimensionare l’esposizione, ribilanciare e monitorare i driver macro, evitando concentrazioni su singoli Paesi.
Il quadro resta in evoluzione e richiede aggiornamenti costanti su crescita, inflazione e politiche monetarie. Un approccio informato e graduale consente di sfruttare le opportunità dei mercati emergenti contenendo l’esposizione agli shock che caratterizzano la classe di attivo.

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