Per molti risparmiatori italiani l’idea che con le obbligazioni il capitale sia garantito resta un punto fermo. Le cronache recenti mostrano un quadro più articolato: nel 2022 il mercato obbligazionario globale ha registrato una delle peggiori performance di sempre, con l’indice Bloomberg Global Aggregate in calo di circa il 16% su base annua. La domanda che si impone è semplice: quando e in che misura il capitale investito in bond è davvero tutelato?
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L’idea che con le obbligazioni il capitale è garantito: cosa c’è di vero
Le obbligazioni sono titoli di debito: l’emittente si impegna a rimborsare a scadenza il valore nominale e a pagare periodicamente cedole, salvo insolvenza. La sensazione di “garanzia” nasce da questa promessa contrattuale e dalla storica minore volatilità rispetto alle azioni. Esistono però due livelli di rischio da distinguere con cura:
- Rischio di prezzo: il valore di mercato può scendere ben prima della scadenza per effetto dei tassi o dello spread di credito.
- Rischio di credito: l’emittente può trovarsi in difficoltà e non rimborsare quanto dovuto.
Il capitale è protetto solo a scadenza e solo se l’emittente resta solvente. Non esiste un’assicurazione generale sui bond paragonabile al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che copre i conti correnti fino a 100.000 euro per depositante ma non le obbligazioni bancarie. La differenza è sostanziale, come ricordano le guide al risparmio di Banca d’Italia e Consob.
Rischio emittente e probabilità di default
Le statistiche storiche mostrano un profilo di rischio eterogeneo. Secondo i Default Studies annuali di Moody’s, il tasso medio di default a 12 mesi per le società investment grade è intorno allo 0,1-0,2%, mentre per l’high yield viaggia su medie di lungo periodo intorno al 4% con ampie oscillazioni cicliche. Su orizzonti pluriennali la probabilità cumulata di insolvenza cresce: per l’high yield, i valori a 5 anni si attestano tipicamente tra il 15% e il 20% nelle serie storiche; per l’investment grade restano sotto l’1-2%.
Il rischio sovrano nei Paesi avanzati è generalmente più basso, ma non nullo. Il caso Grecia nel 2012 è emblematico: il Private Sector Involvement comportò un taglio nominale del 53,5% sui titoli detenuti dagli investitori privati, un evento ben documentato da istituzioni come l’FMI e la Banca Centrale Europea. Per le banche dell’area euro il quadro regolamentare è cambiato con la direttiva BRRD sul bail-in: in caso di crisi, azionisti e obbligazionisti – prima i subordinati, poi gli senior non garantiti – possono essere chiamati ad assorbire le perdite. Questo meccanismo, spiegato da Banca d’Italia e dall’Autorità Bancaria Europea, esclude dalla protezione automatica le obbligazioni ordinarie.
Rischio tassi e impatto sulla valutazione
I prezzi delle obbligazioni si muovono inversamente ai tassi. La sensibilità è misurata dalla duration: a grandi linee, un aumento di 1 punto percentuale dei rendimenti implica un calo di prezzo approssimativamente pari alla duration in termini percentuali. Un titolo con duration 7 può perdere intorno al 7% al rialzo dei tassi di 100 punti base, al netto di effetti di convessità.
La dinamica del 2022 ne è un esempio. Con il ciclo restrittivo della BCE – il tasso sui depositi è passato da -0,50% a oltre il 3,50% nel 2023, secondo dati BCE – i prezzi di molti bond europei sono scesi in misura rilevante. I rendimenti dei BTP decennali sono saliti dall’area dell’1,2% di fine 2021 a oltre il 4% in vari momenti del 2022, con impatto evidente sui prezzi di mercato e sugli ETF obbligazionari.
Rischio inflazione e potere d’acquisto
Il capitale nominale non coincide con il capitale reale. In Italia l’inflazione armonizzata ha toccato un picco intorno all’11,8% in ottobre 2022, secondo ISTAT. Un titolo a tasso fisso può non compensare l’erosione del potere d’acquisto se il rendimento effettivo è inferiore al tasso d’inflazione. Strumenti indicizzati come BTP Italia o BTP€i attenuano il rischio reale, ma restano soggetti a oscillazioni di prezzo prima della scadenza e a specifiche modalità di indicizzazione.
Quali obbligazioni offrono maggiore protezione
Non tutte le obbligazioni sono uguali. La gerarchia dei rischi dipende da emittente, seniority, garanzie, durata e clausole contrattuali. Alcune categorie offrono livelli di tutela più elevati, pur senza trasformare il rischio in certezza.
Titoli di Stato di emittenti solidi
I governativi dei Paesi con fondamentali robusti e banca centrale credibile presentano storicamente una bassa probabilità di default. Bund tedeschi e OAT francesi sono considerati di riferimento in area euro. I BTP italiani offrono rendimenti più alti in cambio di uno spread che riflette il rischio Paese, valutato anche dalle agenzie di rating. La protezione del capitale qui dipende dalla sostenibilità fiscale e dal contesto monetario, come ricordano regolarmente BCE e Commissione Europea nelle loro analisi.
Obbligazioni bancarie garantite
Le covered bond – in Italia spesso chiamate OBG, Obbligazioni Bancarie Garantite – offrono una doppia tutela: diritto di rivalsa sull’emittente e su un portafoglio di attività segregate (tipicamente mutui). La disciplina europea richiede sovracollateralizzazione e controlli stringenti. L’European Covered Bond Council evidenzia che, storicamente, gli investitori in covered bond europei non hanno subito perdite da default, un dato che testimonia l’elevato standard di protezione pur senza rappresentare una garanzia assoluta per il futuro.
Corporate investment grade con solidi fondamentali
Le obbligazioni corporate con rating investment grade presentano tassi di default mediamente bassi nelle statistiche di Moody’s e S&P Global Ratings. La presenza di covenant, garanzie reali o clausole di change of control può rafforzare la posizione dei creditori. Resta il rischio di downgrade, di liquidità in fasi stressate e di concentrazione settoriale.
Come valutare se un’obbligazione tutela il capitale
La verifica pratica richiede un approccio sistematico. Chi acquista per “mettere al sicuro il capitale” dovrebbe controllare alcuni elementi chiave prima dell’investimento:
- Scadenza e duration: scadenze corte riducono la sensibilità ai tassi e la volatilità di prezzo.
- Qualità dell’emittente: rating, bilanci, indicatori di leva e copertura interessi; attenzione ai downgrade.
- Struttura del titolo: senior vs subordinato, callable o no, eventuali garanzie o collateral.
- Valuta: rischio di cambio se diversa dall’euro.
- Liquidità: spread denaro-lettera e profondità del mercato, rilevanti in caso di vendita anticipata.
- Clausole contrattuali: make-whole, step-up, eventi di default, pari passu.
- Rendimento reale atteso: confronto con l’inflazione attesa e con i titoli indicizzati.
- Regolamentazione: per emissioni bancarie, comprendere pienamente gli effetti del bail-in (BRRD); ESMA e Consob segnalano la complessità degli strumenti subordinati.
- Diversificazione: esposizione a singoli emittenti vs portafogli o ETF; rischio idiosincratico vs rischio di mercato.
Capitale davvero al sicuro solo in condizioni precise
La protezione integrale del capitale in ambito obbligazionario non è automatica né universale. Alcuni punti fermi aiutano a evitare fraintendimenti:
- Tenere a scadenza riduce ma non annulla il rischio: il rimborso del nominale dipende dalla solvibilità dell’emittente e dalle clausole del titolo. In presenza di default il capitale non è preservato.
- Il prezzo può oscillare molto nel tempo: il 2022 ha mostrato che la volatilità dei bond può essere significativa quando i tassi salgono rapidamente.
- Il capitale nominale non è potere d’acquisto: inflazione elevata erode il valore reale del rimborso, a meno di indicizzazione effettiva adeguata.
- Non esiste copertura generale come per i depositi: i sistemi di garanzia non si applicano alle obbligazioni ordinarie; le gerarchie di creditori contano.
- Strutture garantite esistono, ma sono specifiche: covered bond, garanzie statali esplicite o collaterali migliorano la tutela, restando pur sempre esposte a rischi definibili e misurabili.
Chi cerca stabilità può costruire una parte obbligazionaria con scadenze brevi, emittenti di elevata qualità, duration contenuta e un mix di strumenti indicizzati all’inflazione, integrando con covered bond di emittenti solidi. Un controllo periodico dell’asset allocation e una chiara tolleranza al rischio riducono la probabilità di dover vendere in perdita per esigenze di liquidità.
Messaggio chiave: dire che con le obbligazioni il capitale è garantito è una semplificazione pericolosa. Il capitale è ragionevolmente protetto solo se si combinano tre condizioni – emittente solido, orizzonte fino a scadenza, struttura del titolo coerente con il profilo di rischio – e se si accetta che il valore di mercato e il potere d’acquisto possano variare lungo il percorso. Le esperienze documentate da Moody’s sui default, dai dati Bloomberg sulle performance di mercato, dalle statistiche ISTAT sull’inflazione e dal quadro BRRD sul bail-in delineano i confini reali di questa protezione.

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3 risposte a “Con le Obbligazioni il Capitale è Garantito”